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Yoga, Metodo del prof. Bottin

Quando intendevo costruire uno spazio mentale per praticare lo Yoga lo intendevo definito anche come spazio corporeo dal punto di vista sensoriale.

Volevo creare una bolla fisica, sonora e vibratoria. Per facilitare gli stati meditativi, ho creato il sistema Quantum, una bolla isolata termoacusticamente dove è possibile interagire con opportuni sistemi di azione e controllo situati altrove e istruire il praticante attraverso un sistema audio integrato che contenga anche le basi sonore e vibrazionali che la seduta richiede.

Suono e vibrazione creano attorno allo Yogi l’universo esterno, il suo habitat e, attraverso la sua pedana vibrazionale, il suo universo interiore, pervadendo col suono tutti i suoi tessuti, nervi e liquidi.

Armonia, dentro e fuori, focalizzati e facilmente.

In foto: Edo, yogi esperto e istruttore, nella Bolla del prof. Bottin.

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Il Programma di Arricchimento Emo-Cognitivo di Pier Paolo Bottin.

Cos’è il PAEC?

È il Programma di arricchimento emo-cognitivo di Pier Paolo Bottin. È un programma di sviluppo e integrazione dell’intelligenza emotiva.

 Qual è l’obbiettivo del PAEC?

L’obiettivo principale è quello di accrescere la capacità individuali di accedere ai propri stati emotivi, imparare a comprenderli e riconoscerne i propri stati fisiologici corrispondenti e quanto questi influenzino le funzioni cognitive. Coniugare le funzioni emotive con quelle cognitive in equilibrio è il passo immediatamente successivo.

Quali sono i presupposti teorici del PAEC?

La teoria VIBRONIKA, suffragata dalla sperimentazione, ci dà accesso all’induzione di stati emotivi specificatamente modulabili, l’apprendimento degli stati emotivi, secondo Bottin, avviene con la propriocezione, l’individuazione degli stati emotivi, il riconoscimento e la capacità di poterli mediare o rappresentare, nonché, di nominarli con sempre maggiore precisione e presenza di dettagli.

A chi si rivolge il PAEC?

A tutti. A partire dagli otto anni di età sino all’età adulta. Vi sono applicazioni in riabilitazione, in ambito educativo, nella formazione continua, nell’industria, nella terza età, nello sviluppo personale, nell’abbattimento dello stress e nell’accrescimento del proprio stato di benessere in generale.

Chi può applicare il PAEC?

L’applicazione richiede una formazione  specifica che si struttura in tre livelli in cui vengano analizzati tutti gli strumenti e gli aspetti applicativi. La formazione richiede un impegno di circa 200 ore con esperienza diretta e tirocinio. I corsi di formazione sono attivati dai Centri autorizzati. Un ulteriore corso è riservato ai pedagogisti ed educatori per un utilizzo avanzato nel loro campo.

In cosa consiste l’applicazione?

In una seduta di 20-30 minuti nelle cabine Bottin*, all’interno la persona viene accolta in una sorta di strumento acustico già descritto nella Vibronika (strumento lettino/ chaise longue). Attraverso questo strumento, avviene un trasferimento di suoni e vibrazioni al corpo fisico che producono effetti biologico-emotivi. Mentre una colonna sonora impegna la parte cognitiva soggettiva, quella tattile-vibratoria consegna alla coscienza una duplice percezione: quella appena descritta e quella di sé stessi nella reazione alla percezione. Questo secondo aspetto percettivo raggiunge la coscienza in modo automatico, senza la mediazione o l’intrusione del pensiero e favorisce l’introspezione, la meditazione, la concentrazione, il sogno lucido e il viaggio.

Quante applicazioni sono necessarie?

La PAEC è un percorso, come tale dipende dalla volontà e dall’intenzione di raggiungere diversi livelli, da quelli di base di auto comprensione a quelli di poter esprimere tutto il proprio potenziale.

Con che frequenza si fanno le sedute?

Da una a tre volte a settimana. Non avendo controindicazioni, la plasticità neurale permette un lavoro effettuato con una certa assiduità, per grandi risultati.

Quali sono le prerogative dell’applicatore PAEC?

Oltre a poter verificare gli stati e i livelli di integrazione emo-cognitivo e di sviluppo dell’intelligenza emotiva, e, nel caso di operatori titolati, di effettuare una ricerca diagnostica, l’operatore opportunamente formato può, assieme al suo cliente/assistito svolgere un interessante e pregnante lavoro di alfabetizzazione emotiva, riconoscendo e nominando le proprie sensazioni, emozioni e sentimenti, spesso poco definiti per riconnettersi in modo più completo con la propria esistenza.

Cosa serva per poter operare con la PEAC?

Di un corso professionalizzante PAEC e di una Cabina Bottin®.

Quantum: lo strumento - lettino di Pier Paolo Bottin, all'interno di una cabina attrezzata.

 

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La questione olistica: quando le discipline pretendono di rappresentare il tutto con una parte.

Possiamo adottare le pratiche orientali? Si, ma senza scimmiottarle!
(Jung e l’Oriente)

La teoria biologica generale derivata dal vitalismo degli anni ’20 secondo la quale le manifestazioni biologiche devono venire interpretate partendo dalla base delle interdipendenze e interrelazioni funzionali delle parti che compongono l’individuo, si chiama Olismo. Olistico è dunque ciò che riguarda il complesso dell’individuo con le proprie peculiarità non riconducibili alla somma delle parti.

Al di là dunque delle aggettivazioni modaiole come massaggio olistico, dieta olistica, psicodramma olistico, tennis olistico e management olistico, per Olismo intendiamo lo studio scientifico dei sistemi complessi, come appunto l’essere umano inteso come sistema complesso e “aperto” cioè in relazione col suo ambiente, fisico, biologico e sociale. Negli stati complessi, per la teoria dei sistemi, riguardando tutte le categorie scientifiche pure e applicate, ove emergano proprietà inspiegabili sulla sola base delle leggi che governano le sue componenti, come nel meccanicismo, e derivanti da interazioni non-lineari tra le componenti stesse, compare Il comportamento emergente. Qui si colloca la ricerca olistica, multidisciplinare e aperta all’indagine.

Ma allora perché olistico dovrebbe essere distintivo per quanto riguarda le discipline, gli sport o le cure?

Lo è ma non qualitativamente, moda e marketing vendono e allora assistiamo alle sineddoche del  termine olistico (del tutto) che va a rappresentare solo una parte (es. il massaggio) per il tutto. Sarà più o meno buono il massaggio? Non dipende dall’approccio olistico. Se vado da un operatore olistico devo aspettarmi di essere ricevuto da un tizio in saio coi piedi scalzi? Capita spesso ma non è sinonimo di olismo.

Olistico può significare orientale?

Assolutamente no. Sono scelte individuali. Olistico vuol dire orientale? No.

Orientale può essere olistico?  Forse. Gli orientali non hanno mai scisso i saperi come gli occidentali quindi i saperi che riguardano i sistemi complessi (ma solo quelli) come l’individuo rientrano in discipline olistiche ma che non vuol dire siano per forza orientali.

Quindi le discipline olistiche, in parole povere sono discipline viste sotto l’approccio antimeccanicistico dove il tutto è maggiore della somma delle singole parti ma, si badi bene, è un aggettivo, non un sostituto fantasioso né evocativo di incensi, fiori d’ oriente e oli profumati.

Quindi, quando parliamo di olismo o di approccio olistico parliamo di un approccio scientifico rigoroso. Quando la disciplina non è rigorosa invece, se è anche olistica, in quanto derivando dal greco ὅλος hòlos, cioè “totale”, “globale” vuol dire tutto ma, soprattutto, niente.

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Il mio primo articolo del blog

Sii te stesso; tutti gli altri personaggi hanno già un interprete.

— Oscar Wilde.

Questo è il primo articolo sul mio nuovo blog. Ho appena iniziato a mandare avanti questo nuovo blog, quindi resta sintonizzato per altre informazioni. Abbonati qui sotto per ricevere una notifica quando pubblico nuovi aggiornamenti.

Alfabetizzazione delle emozioni.

Nell’impoverimento morale e cognitivo di questi ultimi anni, come rilevano le ultime ricerche scientifiche riguardanti l’Italia, ho avuto modo di assistere ad un fenomeno di idebolimento dell’intelligenza emotiva.

Sto parlando di un analfabetismo delle emozioni dove la persona ignora o non comprende cosa sta provando.

Attraverso il Sistema VIBRONIKA, possiamo istruire il sistema propriocettivo che permette l’emersione degli stati emotivi e attiva (attraverso il default mode network) l’attenzione selettiva sul proprio stato fisiologico.

Al termine della seduta (pedagogica) possiamo agire maieuticamente con l’assistito, permettendogli di focalizzare gli stati emotivi e fisiologici testati e aiutandolo a dare loro un nome, se non addirittura ,classificarli.

Ora per il cliente è più semplice impadronirsi delle proprie emozioni (e comprendere meglio anche quelle degli altri) potendo agire per una maggiore auto-consapevolezza e crescita del sistema emo-cognitivo.

Maggiore equilibrio è il nostro scopo: gestirsi nel susseguirsi delle proprie emozioni senza rimanerne invischiati ma scorrendo in un continuo presente, un continuum di “qui e ora”.

La cabina del dr. Bottin per induzione emo-cognitiva attraverso la somministrazione di stimoli tattili termoacustici.

Professor Ivano Spano, a proposito di VIBRONIKA e del Metodo del prof. Bottin.

Riflessione introduttiva

Il lavoro di Pier Paolo Bottin è, senz’altro, eccezionale poiché, e a volte quasi in contraddizione con alcuni approcci scientifici citati a sostegno delle sue riflessioni, rompe con il paradigma riduzionista oggi dominante in scienza e si colloca nell’ambito della teoria della complessità.

Ponendo come tema “Il massaggio è il messaggio” fa bene, coerentemente, a citare il grande psicologo Kurt Lewin quando dice “Non c’è niente di più pratico di una teoria” e Bottin aggiunge “per sviluppare una disciplina che riguardi direttamente una “Pedagogia del benessere” con una base psicosomatica.

La riflessione si apre, quindi, con il riferimento alla Teoria Polivagale considerata come modello che può essere applicato alla salute in generale. Ecco che l’approccio alla Teoria della Complessità si dipana tra bio-neuro e scienze psicologiche non tanto perché “emozioni e corpo sono reciprocamente dipendenti”, quanto per ché sono manifestazioni-aspetti della stessa realtà.

Ecco che anche il concetto di territorio di cui, propriamente Bottin parla, può essere inteso come un insieme, una dinamica di relazioni interne al Sistema Vivente Umano collocato, comunque, in un ambiente esterno, dinamiche, per altro, rivolte verso la costruzione dell’autonomia del soggetto vivente stesso.

Bottin parla di “schemi pedagogici” che permettono l’acquisizione di conoscenze e di un apprendimento costante.

Facendo riferimento al pensiero del grande biologo François Jacob, Nobel per la Medicina, e alla sua mirabile opera “La logica del vivente” si potrebbe dire che da questo punto di vista ciò che può caratterizzare meglio il processo evolutivo è la sua “apertura” ossia la tendenza ad accrescere l’autonomia e la capacità regolativa e trasformativa dei Sistemi Viventi, ovvero la possibilità a rendere più elastica l’esecuzione del programma genetico capace di permettere all’organismo di potenziare sia la relazione con l’ambiente che il suo raggio d’azione.

Coerentemente Bottin evidenzia il processo di “autoregolazione” e ne traccia le vie tenendo conto della necessità, per il soggetto vivente umano, di essere sempre presente al mondo e a se stesso nel qui e ora: una sorta di Mindfulness.

Significativa è l’affermazione di Antonio Damasio “I cambiamenti corporei definiscono un’ emozione…Le sensazioni sono la consapevolezza conscia dei cambiamenti corporei”.

Per questo, si rendono ancora necessari studi per capire come l’esperienza emozionale soggettiva, come le sensazioni nascono dall’interpretazione che il nostro cervello dà a degli stati corporei o se, come afferma Carl Gustav Jung, vi sia tra cervello e psiche una relazione di sincronicità ovvero la condizione per cui a un fatto fisico corrisponda in fatto psichico, fatti legati non da un rapporto di dipendenza o inter-dipendenza, ma da un comune significato.

Bottin sembra sottintendere la necessità di costruire-ricostruire una “filosofia del corpo”.

Stimo sia, questa, una necessità che oggi vada affermata con forza e con rigore scientifico all’interno di una cultura dominante che, come affermato da Jean Baudrillard, ha fatto del corpo il “più bel oggetto di consumo”.

Rispetto a questo non si può, ovviamente, dimenticare la distinzione che la filosofia fenomenologica ha fatto tra Korper, il corpo fisico, e Leib, corpo vissuto, che potremmo definire come la proiezione-progettazione del soggetto nel mondo.

Ancora, a conclusione, un richiamo importante epistemologicamente parlando, fatto da Bottin e implicato nelle sue riflessioni, quello della necessità di sviluppare una “Pedagogia del corpo” disciplina che rivisiti criticamente “gli abituali scenari dell’educazione e della cura, integrando saperi ed esperienze spesso tenuti separati nella tradizione educativa”.

                                                                                                  Ivano Spano

Università di Padova

Segretario Generale Università Internazionale delle Nazioni Unite – per la Pace,

Sede europea/italiana Roma

undefined in foto: il Professor Ivano Spano in una presentazione Vibronika.

Presentati (articolo di esempio)

Questo è un articolo di esempio, pubblicato originariamente come parte della Blogging University. Abbonati a uno dei nostri dieci programmi e inizia bene il tuo blog.

Oggi pubblicherai un articolo. Non preoccuparti di come appare il blog. Non preoccuparti se non gli hai ancora dato un nome o ti senti sopraffatto. Devi solo fare clic sul pulsante “Nuovo articolo” e dirci perché sei qui.

Perché lo fai?

  • Perché darà un nuovo contesto ai lettori. Di cosa vuoi parlare? Perché dovrebbero leggere il tuo blog?
  • Perché ti aiuterà a focalizzare le idee e cosa ti piacerebbe realizzare con il tuo blog.

L’articolo può essere breve o lungo, un’introduzione personale alla tua vita o una dichiarazione d’intenti tipica da blog, un manifesto per il futuro o un semplice schema dei tipi di cose che speri di pubblicare.

Per aiutarti a iniziare, ecco alcune domande:

  • Perché stai scrivendo su un blog pubblico, invece di tenere un diario personale?
  • Di quali argomenti pensi che scriverai?
  • Con chi ti piacerebbe connetterti tramite il blog?
  • Se il blog avrà successo nel corso del prossimo anno, quale scopo speri avrai raggiunto?

Non sei incatenato a nessuna di queste cose: uno degli aspetti meravigliosi dei blog è il modo in cui si evolvono costantemente a mano a mano che impariamo, cresciamo e interagiamo con gli altri, ma è bene sapere dove e perché hai iniziato e formulare i tuoi obiettivi potrebbe ispirarti qualche altro articolo.

Non riesci a pensare a come iniziare? Scrivi la prima cosa che ti viene in mente. Anne Lamott, autrice di un libro che amiamo sullo scrivere, dice che devi darti il permesso di scrivere una “prima bozza scadente”. Anne fa esattamente il punto: inizia a scrivere e preoccupati di modificarlo solo in un secondo momento.

Quando sei pronto per pubblicare, assegna al tuo articolo da tre a cinque tag che descrivano il focus del tuo blog: scrivere, fotografia, fiction, genitorialità, cibo, automobili, film, sport, qualsiasi cosa. I tag aiuteranno le persone che si interessano di questi argomenti a trovarti nel Lettore. Assicurati che uno dei tag sia “zerotohero”, in modo che anche altri nuovi blogger possano trovarti.